APVLVM (Acta Musei Apulensis), XXXVI, 1999, pp. 188-198.

 

ALUMNI: UN FORMULARIO DEDICATORIO?

In un nostro recente lavoro abbiamo dedicato un capitolo ai dati statistici e di merito relativi a titoli con dediche a/da alunni1. Due particolari iscrizioni dedicate ad alumni e contenenti quattro aggettivazioni ciascuna, impongono di dedicare ora la nostra attenzione a quest'ultimo particolare fenomeno, e ad estendere l'esame alle altre epigrafi (funerarie) di C.I.L. VI, pur se non dedicate ad alunni, contenenti aggettivazioni o apposizioni multiple.

Dulcissimi suavissimi alumni

Tra i titoli con dediche ad alunni sono notevoli le C.I.L., VI, 1758 e 29516. Nella prima (cippo marmoreo)2

D(is) {O} M(anibus) (sic!) |Plautio Gnatio | alumno dulcissimo | gratissimo | suavissimo | carissimo | Plautius filius | Iulianus v(ir) c(larissimus),

il dedicante si definisce filius, mentre il dedicatario è definito alumnus. La seconda recita:

D(is) M(anibus) | Volusiana | Corbulona | alumno dul|cissima c[as]|tissima sua|vissima cari|ssima filiola | b(ene) m(erenti):

anche qui abbiamo la filiola di un alumnus. La posizione del termine filius relativo al dedicante della 1758 e interposto tra il suo gentilizio ed il cognome risulta piuttosto strana e conseguentemente solleva dei quesiti sul suo reale significato. Dobbiamo escludere, per assenza di altri esempi (anche se non ci sembra inopportuno in tal senso segnalare, ad esempio, il cognome Fructus e il caso, peraltro raro, di Alumnus), un uso cognominale (il termine invero, come sopra detto, segue il gentilizio, ed una

1- N. G. Brancato, Una epigrafe inedita. Nuclei familiari e variazioni gentilizie nell'antica Roma, Roma 1999, pp. 115-123. 2- =31923. Che si tratti di un titolo onorario o sepolcrale (a causa del D O M) è ininfluente ai fini della nostra indagine; tuttavia lo riteniamo sepolcrale considerando la presenza dell'O una "stranezza" o un errore, e come tale è stato trattato nell'Op. cit., pp. 28 e 118, in ciò concordando con il C.I.L. che, appunto, pone un (sic!) alla prima riga, per due motivi: a) si tratta di un cippo; b) la formula dedicatoria è tipica delle iscrizioni sepolcrali.

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doppia cognominatio per un vir clarissimus è tutt'altro che inusuale; tuttavia né gli indici del C.I.L. né le altre specifiche pubblicazioni attestano tale uso). Il fatto poi che sia attestato un (ed un solo) Fil(l?)ius come gentilizio3 non ci autorizza ad interpretare il nostro come un secondo nomen, tant'è che lo stesso curatore della voce sulla Real-Enzyclopädie propone, pur dubitativamente, la lettura su riportata e non l'originale Filius; vedere nel nostro dedicante un omonimo del padre, dal quale dunque si distinguerebbe con tale determinazione appositiva4 non ci pare proponibile perché il formulario nel complesso, ivi compreso il termine filius (alterato al diminutivo e femminile), si ripete nella 29516; ma anche perché i due casi in cui filius ha questo significato individuati da O. Solomies a Roma sono, da un lato, troppo esigui (sia rispetto al totale di iscrizioni della capitale, sia rispetto alle iscrizioni con tale caratteristica provenienti un po' da tutta Italia), e dall'altro differiscono dal nostro per la costante presenza del patronimico5. Non resta, come unica soluzione possibile, che considerare il filius in relazione all'alumnus dedicatario: che, cioè, Plautius Iulianus si definisca filius dell'alunno Plautius Gnatius. Il sostantivo alumnus, rarissimamente usato come cognomen (vedi gli indici del C.I.L.), può assumere più significati e di norma non comporta, pur se non esclude, un rapporto di figliolanza (che troviamo, ad esempio, nella C.I.L. XIV 3474 da Vicovaro di età tiberiana); ma, soprattutto, è usato in senso passivo6; nel nostro caso invece il senso sembra essere attivo, per cui il dedicatario della 1758 e l'anonimo alunno della 29516 sarebbero "coloro che hanno allevato". Si tratterebbe per quanto sinora a nostra conoscenza, degli unici usi attivi attestati epigraficamente dopo quello della C.I.L. XIV, 1911 peraltro tarda7, e dopo la C.I.L., VI, 21748. Le due iscrizioni presentano entrambe una non solita, quadruplice aggettivazione che accompagna seguendolo il complemento di termine alumno nella 1758, ed è attributiva di Volusiana Corbulona "filiola" nella 29516; la cosa interessante è non solo la corrispondenza del numero degli aggettivi, ma anche la loro esatta coincidenza e disposizione, fatta eccezione per il secondo attributo

3- RE, 6.2, Stuttgart 1909, s. v. "Filius", col. 2317. 4- Il che non è illogico: vedi G. Mennella - S. Barbieri, in Alba Pompeia, Alba 1997, pp. 574-575, n. 8. 5- Sono le AnnEpigr. 1966, 24 (C. Calpetani C. f. fili) e C.I.L. VI 33144 (M. Numitorius M. f. f.): O. Salomies, in Arctos, XXVII, 1993, pp. 95-101, spec. 97. A. H. M. Jones - J. R. Martindale - J. Morris, The prosopography of the later Roman Empire, v. I (a. D. 260-395), Cambridge 1971, p. 706 riporta seccamente "Plautius Filius Iulianus" lasciando intendere, per l'iniziale maiuscola di Filius, di avere interpretato tale parola come un cognome o un gentilizio. L'epigrafe è tarda, come peraltro indica l'assenza dei prenomi (260-395 per il lavoro appena citato, del IV sec. d. C. in RE, XXI.1, Stuttgart 1951, s. v. "Plautius", col. 46, n. 58). 6- Vedi RE, 1, Stuttgart 1893, s. v. "Alumnus", col. 1706. Dizionario Epigrafico, I, Roma 1895, pp. 437-440. 7- Ibidem, p. 438; raro è tale significato presso gli scrittori (ibidem). 8- H. S. Nielsen, in Classica et Mediaevalia, XXXVIII, 1987, nota 5 a p. 143. La bibliografia aggiornata sugli alumni, in N. G. Brancato, Op. cit ., nota 51 alle pp. 115-116, è riportata in fondo a nota 19, p. 197. Vedi anche infra alle pp. 194-195 e nota 17 a p. 195.

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che è gratissimus per il maschio e castissima per la femmina. Per il resto, se si fa eccezione per gratissimus inusitato a Roma per i maschi e poco usato per le donne9 e suavissimus di uso infrequente (14 attestazioni al grado superlativo; considerando anche il grado positivo abbiamo in tutto 24 casi, in uno dei quali è attributo di ossa - C.I.L., VI 20466 -, più la C.I.L. VI 35722 in cui si ha un uso avverbiale; Suavis è spesso usato come cognome) ed assente nelle dediche romane a madri o sorelle, le altre due aggettivazioni sono comuni a molte dediche a parenti.

Titoli contenenti più elementi attributivi e/o appositivi

Naturalmente frequentissime sono le dediche contenenti due attribuzioni e/o apposizioni, tanto numerose che il loro esame non porterebbe dati degni di rilievo per questo paragrafo. Abbiamo limitato perciò la nostra inchiesta ai titoli contenenti un minimo di tre elementi attributivo/appositivi, raggruppandoli per ordine di numero10.

11 elementi (n. 2)

Coniugi11 (n. 1)

C.I.L. VI 9275, dedicata alla moglie, contenente ben 11 attributi, di cui uno ripetuto due volte, ed un complemento di qualitˆ: coniugi coniugali castae carae bonae piae fideli dulci car<a>e amantissimae desiderantissimae sodaliciariae consili boni.

Marito (n. 1):

32038 cultor pacis amator gratus dulcis ovans humilis pius fidus amicitiae custos, ambitor honesti (ambitor) iustitiae.

8 elementi (n. 1)

Coniugi (n. 1)

"Solo" 8 aggettivi sono presenti nella 11602 che parla quasi certamente di una moglie optima et pulcherrima lanifica pia pudica frugi casta domiseda.

9- Se ne contano solo 6 casi; più comune è l'uso dei positivi grata e gratus i quali si presentano sotto forma di attributi di nomi comuni di cosa, di nomi astratti come senectus o aetas o di nomi comuni di persona come nutrix, e solo raramente si riferiscono a nomi propri di persona).

10- Abbiamo escluso dal calcolo il termine benemerens (eccetto la n. 14697 in quanto ivi costituisce locuzione appositiva con coniugi) perchè usuale, nonché forme simili "di prammatica". Le coppie di attributi sono state invece esaminate ai fini dell'individuazione di eventuali formulari infra a p. 194.

11- Attribuiamo a coniunx il significato convenzionale di "moglie", a maritus quello di ÒmaritoÓ, seguendo in ci˜ la metodologia usata in N. G. Brancato, Op. cit..

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6 elementi (n. 2)

Filiae (n. 1)

La 34421 è dedicata alla figlia suavi loquaci auclae garrulae ... carissima<e> vocicla mo[llit(issimae)].

Coniugi (n. 1)

La 37231 h(onestae) m(emoriae) f(eminae) unice castitatis orori (sic! aut castitatis <s>orori?) et comiti super finem amoris diligens maritum coniug(i) benigniss(imae) et incomparab(ili) matronae.

5 elementi (n. 8)

a) Coniugi (n. 7)

Cinque aggettivazioni contengono i titoli 3604 (coniugi dulcissimae et incomparabili univiriae castae bonae), 12056 (maritae piissimae dulcissimae rarissimae castissimae suique amantissimae), 13017 (coniugi incomparabili dulcissimae castissimae pientissimae sanctissimae), 14237 (coniugi sanctae carae optimae castae pientissimae), 24294 (coniugi sanctissimae piissimae karissimae sibique karissimae et desiderantissimae) che contiene ripetuto due volte l'aggettivo karissimus. Tre attributi più due complementi di qualità espressi al genitivo contiene la 13289 (uxori sanctissimae integra fidei frugi modestae verae innocentiae); quattro attributi, un complemento di qualità al genitivo ed un'apposizione sono nell'iscrizione 35868 (coniugi incomparabili dulcissim<a>e abstinentissim<a>e boni pudoris castissim<a>e comiti optim<a>e).

b) Altre (n. 1)

La 16903 è dedicata a persona di sesso maschile, in cui è assente l'indicazione del rapporto di parentela tra dedicante e dedicatario, definito karissimo suo (optimus sanctissimus pientissimus fidelissimus e, appunto, karissimus).

4 elementi (n. 24)

a) Alumno (n. 1) La co-presenza di quattro aggettivi è attestata nella 1487=31665 con dedica ad un alunno (alumno karissimo, incomparabilissimo, dulcissimo, nato amantissimo sui: i due attributi carissimo e dulcissimo sono comuni con le due epigrafi oggetto di questo studio, ma anche con epigrafi con diverso tipo di dedicatari.

b) Coniugi (n. 16)

A parte il singolare caso della 15696 dedicata alla moglie che, per la sua peculiaritè, non è confrontabile con i nostri esempi (feminae optimae conlibertae fidelissimae uxori dulcissimae omnibus commendatissimae), la presenza di quattro aggettivi è attestata nei seguenti titoli: 8047 dulcis cara suo coniunx (sic!) et proba digna viro, 9499 (mulier casta pudens volg{e}i nescia f{e}ida viro che costituice il verso di un carme), 11082 coniugi incomparabili dulcissimae pientissimae castissimae, 11794 coniugi dulci fideli piae coniugali, 13303 coniugi sanctis(simae) piissim(ae) pudic(issimae) sibique reveren(tissimae), 16371 (coniugi optimae sanctissimae castissimae fidelissimae), 23908 (carissimae [---]mae pientissimae

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[fru]galissimae), 25876 (mulieri piae sanctae fideli castissimae), 26192 coniunx pia frug(i) casta pudic(a), 26442 (mulier reverens pia casta pudica), 34268 coniugi rarissimae et ultra modum sexumqu{a}e muliebrae sanctissimae castissimaeque, 34728 (coniugi dulcissimae ... virginiae pudicae fideli), 39166 (coniugi sanctissimae prudens incomparabilis insignis). Estendendo l'esame ai titoli che comunque contengono quattro elementi non solo attributivi, ma anche appositivi, tre attributi ed una locuzione appositiva sono per una moglie optimae et dulcissimae et desiderantissimae rarissimi exempli feminae (9992). La 10524 recita uxori optimae et rarissimae et matri dulcissimae et karissimae. Nella 14697 troviamo due locuzioni appositive con due attributi ciascuna: Severin<a>e conerv<a>e sodali et amic<a>e coniugi venemerenti et incomparabili.

c) Marito (n. 1) Due apposizioni con due attributi ciascuna (e quindi con quattro aggettivi) si trovano nella 8467 dedicata al marito viro sanctissimo et carissimo homini optimo et indulgentissimo.

d) Patronae (n. 2)

Per una patrona sono le 9644: dominae beni[gnae et in]comparabili ... [s]anctis[simae hone]st<a>e f eminae; e 10853 feminae sanctissimae reverentissimae obsequentissimae rarissimae.

e) Patrono (n. 1)

Del patrono parla la 29445 (... donatum a patrono optimo ac piissimo et indulgentissimo praestantissimo).

f) Filio (n. 2) Ad un fanciullo di cinque anni è dedicata la 26636 (dulcissimo karissimoque ac piissimo infanti rarissimo), tre attributi ed una apposizione contiene la 3512 (filio optimo piissimo dulcissimo sodali desiderantissimo).

g) Fratri (n. 1)

9487 fratri iustissimo fidelissimo piissimo humanissimoque iuveni.

h) Patri (n. 1)

Al padre è dedicata la 21787 (dulcissimo mellito amatori bono qui omnes suos amabit carissimo) con una locuzione appositiva al posto dell'attributo e una proposizione relativa.

Tre elementi (n. 75)

a) Alumno (n. 1)Per un alunno (definito anche verna) è l'iscrizione 24112 (studioso pio suavi) e la 29639 (pientissimorum piissimo et dulcissimo)12.

b) Alumnae (n. 1)

16289 (animae innocentissimae dulcissimae et sibi amantissimae).

12- In realtà i primi due termini sono un'unica locuzione formata da un superlativo relativo ed un complemento partitivo; ma poiché sono chiaramente attribuite all'alunno entrambe le qualità ci sembra giusto inserire qui il titolo.

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c) Coniugi (n. 41)

Tre aggettivazioni contengono i seguenti altri titoli relativi a mogli: 11252 (coniugi castissimae et pudicissimae et frugalissimae), 12305 (karissimae dulcissimae pientissimae), 12577 (coniugi rarissimae erga se sanctissimae et piissimae), 13293 (coniugi sanctissimae et castissimae et mei amantissimae), 13299 (coniugi karissimae et incomparabili univiriae - purché l'incomparabili non sia attributo di univiriae), 13497 (coniugi optimae sanctisimae dignissimae), 14728 (coniugi optimae sanctissimae piissimae), 15165 (coniugi optimae et fidelissimae et karissimae), 15448 (dulcissimae sanctissimae pudicissimae), 15543 (karissimae, rarissimae et incomparabili), 15546 (optumae sanctae et piae), 15733 (sanctissimae pientissimae dulcissimae), 15847 (carissimae feminae omnium sanctissimae piissimaeque), 16384 (carissimae dulcissimae rarissimae), 20935 (sanctissimae [---] imae et sui amantissimae), 21497 (sanctissimae piissimae fidelissimae), 21848 (piae sanctissimae carae mihi), 21981 (pia sancta cara suis), 22404 (karissimae m[---]ssimae et indulgentissimae), 23297 (frugi bona pudica), 23776 (sanctissimae castissimae incomparabili), 24697 (dulcissimae pientissimae karissimae), 25392 (incomparabili univiriae et castissimae), 25859a (karissimae et rarissima[e] et incomparabili), 26448 (dul[cissimae] atque in[comparabili] ac super [omnes fe]minas castis[simae]), 26642 piuttosto particolare perché le aggettivazioni sono completate da complementi dulcissim(ae) in castitate omniq(ue) obsequio maritali deditae incomparabili, 27945 (castissimae et dulcissimae et sanctissimae), 29580 (dulcissimae et castissimae ac rarissimae), 33646 (sanctae sibi carissimae dignae).Sempre a mogli sono dedicate le 18301 (pientissimae rarissimi exempli et incomparabili), la 19000 (piae carissimae et bono consilio) che contengono due aggettivazioni ed un complemento di qualità, la 23533 (incomparabili frugi optimae fidei), la 3573 (coniugi dulcissimae tantae castitatis et diligentiae) con due complementi di qualità e le 1341 (coniugi incomparabili pudicitia atque amori coniugali religiosissimae), 24243 (rarissimae feminae coniugi castissimae piissimae et de se bene meritae) e 28809 (coniugi optimae et rarissimae feminae et sui amantissimae) similissime come struttura alla 23327, a marito, sotto citata. La 10963 recita dulcissim<a>e summ<a>e integritatis et castitatis exempli coniugi carissim<a>e, la 11359 coniugi dulcissimae et fidelissimae omni bono eminentissimae maritae. Fida amator coniugis sui pia è la donna della 37454. Nella 36186 il marito e la figlia dedicano coniugi sanctissimae et matri suae castae carissimae.

d) Marito (n. 5)

Al marito sono le 1487=31665 (marito dulcissimo et incomparabili domino sui amantissimo) ove il marito è lo stesso alunno di cui abbiamo parlato a p. 6, 2563 (karissimo pio et incomparabili), 8878 virgin(i) dulciss(imo) et incomparabili, 9150 (anima innocens dulcis omnibus suis et amicis acceptus), e 23327 (homini optimo et incomparabili et marito optimo).

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e) Patrono (n. 1)37806= I.2, 125913: frugi castu amabili omnibus.

f) Filio (n. 6)

8476 (filio dulcissimo piissimo amantissimo), 11005 iucundissimo ac pio et ab omnes (sic!) amantissimo, la 22463 (dulcissimo et pientissimo et frugalissimo), la 26176 (piissimo rarissimo sanctissimo), la 28138 (dulcissimo karissimo sibique amantissimo), la 33538 (optimo adulescenti pientissimo et infelicissimo).

g) Filiae (n. 4)

Alla figlia e sorella la 16926 (dulcissimae pientissimae animae innocentissimae), alla figlia le 13172 (filiae dulcissimae et innocentissimae virgini sanctae), la 24885 opt(imae) pientissim(ae) dulciss(imae) e la 37322 (karissimae optumae pientissimae).

h) Fratri (n. 1)

2242 karissimo et pientissimo et incomparabili.

i) Matri (n. 3)7968 pi<a>e car(issimae) dul(cissimae) che potrebbe contenere anche una quarta aggettivazione se l'integrazione tec(usae) proposta dubitativamente nel Corpus fosse esatta, 29255 (dulcissima h[---] piae) e 29640 ([---]issimae piissimae et in[comp]arabili).

l) Altre dediche a donne (n. 8)

Genericamente ad una donna sono dedicate le 22778 (feminae optimae et incomparabili anima dulcis), con due aggettivazioni ed una locuzione appositiva, 24525(=I.2, 1366: amantissima suis fide maxuma pia), 24807 (pia sancta cara suis), 28355(=I.2 1406=1096: feminae sanctissimae frugi piae), 23685 (piae probae bonis probatae), 30538 sanctis(simae) [incom]parabililissim[ae cas]tissimaeq[ue]. Ad una fanciulla è dedicata la 9800 (puellae dulci, carae, amabili). Sancta, pia, amantissima è la nutrice dedicataria della 7220.Per la liberta è la 26363 (libertae pissimae fidelissimae obsequentissimae).

m) Altre dediche ad uomini (n. 4).

Ad uomini sono dedicate la 26644 ([---]ssumo maxumae [fidei?] optumo), la 28858 (ad un uomo di 23 anni carissimo indulgentissimo pientissimo da una donna). All'amico optimo fidelissimo et dulcissimo è dedicata la 11883. Per un liberto la 13642 (liberto ... optimo fidelissi[mo] pientissimo).

Un "formulario"? - Le C.I.L. VI 1911 e 2174 - La I.G.I.S. 1410

Dunque, non abbiamo trovato nella capitale alcuna epigrafe che sommasse le tre aggettivazioni comuni ai nostri due titoli. Abbiamo a questo punto esaminato, sugli indici di C.I.L. VI, i casi di ripetute poliattribuzioni dello stesso tipo (almeno due volte), indipendentemente

13 H. Dessau, Inscriptiones Latinae Selectae, Roma 1954/55, 7480.

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dal loro grado (positivo, superlativo, comparativo o misto, con l'esclusione del termine benemerens e simili).

Ne è emerso che coppie di attributi identici non sono frequentissime; i casi più evidenti riguardano le coppie carus-dulcis, carus-sanctus, carus-piens, carus-pius, dulcis-incomparabilis, dulcis-piens, dulcis-pius, e sono usate per vari tipi di dedicatari: mogli, mariti, figli, genitori. La casistica esaminata non dà luogo all'individuazione di accoppiamenti usati o comunque preferiti per determinate categorie. Rarissimo l'uso di tre aggettivazioni ripetute:

1) Carus, dulcis e amans (n. 4): alumno 1487=31665; coniugi 9275, 26268; filio 28138.

2) Carus, dulcis, suavis (n. 2): alumno 1758; filiola alumno 29516.

3) Carus, dulcis, pius (n. 2): matri 7968; coniugi 9275.

Risulta da questo pur rarissimo uso quella che, se vogliamo, possiamo anche considerare una semplice coincidenza, ma che noi personalmente riteniamo una indicazione da non sottovalutare: su 8 titoli 3 sono alla moglie, 1 alla madre, 1 al figlio e 3 (tanti quanto a mogli) sono relativi ad alunni.Siamo pertanto in presenza di una sorta di "formulario" che, nei casi in questione, è utilizzato non soltanto in presenza del sostantivo alumnus, ma addirittura quando il significato da attribuire al termine è quello, rarissimo, di senso attivo; quando il senso è passivo, come nella citata 1487=31665, gli aggettivi in comune si riducono a 2.

Ritornando alle altre due epigrafi che attesterebbero un uso di alumnus in senso attivo, non possiamo non osservare che la C.I.L., XIV, 1911, data come esempio di questo pur raro uso14 non può essere considerata documento inoppugnabile, per il semplice fatto che l'alumnae, anziché essere nominativo plurale e riferirsi alle due dedicanti, potrebbe anche essere dativo singolare e riferirsi alla dedicataria: è pur vero che si trova nella stessa riga contenente i nomina delle due dedicanti e che la norma vorrebbe che l'apposizione segua i nomina del personaggio cui si riferisce, ma è altrettanto vero che, ad esempio, le 2618 (filio Antigono), 16617 (filio carissimo Cupito), 18815 (filiae suae Hygiae), 27895 (filiae Iren<a>e), 29033 (coniugi carissimae Viselliae) fanno precedere l'apposizione. Nella C.I.L. VI 2174 poi il senso attivo deriverebbe dalla constatazione dell'età avanzata (51 anni) dell'alumnus15: si tratta, insomma, di una "possibilità", tanto meno sicura quanto più teniamo presente il fatto che manca nel titolo (logicamente) l'indicazione dell'età del dedicante; quest'ultimo poteva benissimo essere più anziano del defunto.

Che inoltre il senso, nonostante l'età, possa non essere attivo, è confermato dall'iscrizione C.I.L. VI 36460 dedicata ad una alunna di 40 anni; d'altra parte nel Thesaurus Linguae Latinae Epigraphicae citato a nota 19 l'alunno della C.I.L.,

14- Raro ma comunque letterariamente attestato: vedi nota 7.

15- Vedi il lavoro della Nielsen citato a nota 8.

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VI, 2174 è considerato l'alunno di età più avanzata che sia documentato epigraficamente, e quindi in senso passivo.

Stando così le cose, le nostre iscrizioni finiscono col diventare le due uniche attestazioni epigrafiche certe dell'uso attivo del termine, sinora sfuggite agli altri studiosi.

Rimane il caso della I.G.I.S. 1410 che parla di un alunno di 60 anni, ove è decisamente più che probabile il senso attivo per (questa volta veramente!) l'effettiva avanzata età del threptòs dedicatario, anch'essa finora sfuggita, da questo punto di vista, agli studiosi16 e che, così, diviene un probabile terzo documento dell'uso attivo.

Nella norma sono gli ulteriori casi di dediche a e da alumni, esaminate nel lavoro citato a nota 117.

Distribuzione delle pluriattribuzioni persesso e per tipologia di parentela

Balza immediatamente all'occhio come le pluriattribuzioni e/o apposizioni (supra, pp. 5-10) siano relative in massima parte al sesso femminile: 86 casi (76,8 %) contro gli appena 26 relativi ad uomini (23,2%). È evidente che questa sproporzione tradisce una maggiore attenzione e "riguardo" affettivo nei confronti delle donne; esse sono in massima parte mogli di cui vengono esaltate le doti morali e, talora, anche fisiche.

Se poi vogliamo addentrarci nelle tipologie parentelari, ecco che, come detto:

1) le mogli occupano il primo posto con 67 attestazioni (59,8%);

2) 8 sono le epigrafi dedicate a figli (7,1%);

16- La cita T. G. Nani, in Epighraphica, V-VI, 1943-1944, p. 60, ma la attribuisce ad un uomo di 50 anni: una "svista" umana o anche un refuso tipografico, non senza conseguenze per i ricercatori.

17 Diamo un breve resoconto dei risultati ivi raggiunti. 1) Dediche ad alunni: il totale di dediche ad alunni in C.I.L. VI è 214 contro 3372 dediche a figli, con una percentuale del 6% rispetto al 94%. Le iscrizioni che contengono, oltre l'indicazione della parentela, anche quella dei gentilizi (in tutto 113), nella quasi totalità delle dediche ad alunni definiscono il dedicatario con il termine alumnus, mentre il dedicante solo in 4 casi è definito patronus, in 2 parens, in altri 2 casi filius e filiola, in 1 nutricius ed in 1 vitricus (per l'uso di questi ultimi due termini vedi S. Dixon, The Roman Mother, Londres-Sidney 1988, pp. 149-155 e 158). 2) Ab alumnis: le dediche da alumni sono solo 17; la maggior parte (10 titoli) non presenta attribuzioni o apposizioni per il dedicatario, mentre una proporzionalmente considerevole quantità definisce il dedicatario patronus (5 testimonianze); in un caso i dedicatari sono definiti parentes ed in un altro caso nutritores (vedi S. Dixon, Op. cit., pp. 149-155). La distribuzione di titoli citanti alumni tra le varie parti del VI volume del Corpus non è uniforme: 11 casi (9 con dedica) in C.I.L. VI,1: il che indica che la pratica di "adottare" alunni non era particolarmente diffusa tra le classi dei liberi; anche i liberti che erano appartenuti, da servi, alla famiglia imperiale o comunque a "buone famiglie" presenti in C.I.L. VI,2.1 sembrano rifuggire da questo uso, che risulta invece praticato dai personaggi di C.I.L. VI, 2.2 (25 casi di cui 22 presentano gli alunni come dedicatari e solo 3 come dedicanti), e di C.I.L. VI,3-4 (80 casi di cui 74 dedicatari e 6 dedicanti).

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3) 6 sono le dediche ai mariti (5,4%);

4) 5 quelle a figlie (4,5%);

5) 3 quelle a madri (2,7%);

6) 2 sono gli alunni (1,8%);

7) 2 i patroni (1,8%);

8) 2 le patrone (1,8%);

9) 2 i fratelli (1,8%);

10) chiudono le alunne, i padri, le liberte ed i liberti, nutrici ed amici con una sola attestazione per tipo (0,9% ciascuno).

11) 8 sono altre dediche, non ascrivibili alle categorie sopra indicate.

Notazioni finali

La C.I.L. VI 29516 (supra, passim) presenta gli attributi riferiti alla filiola (che essendo indicata al caso nominativo sembra, almeno a prima vista, la dedicante) anziché all'alunno dedicatario (come il caso dativo farebbe arguire).

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Non è infrequente nelle epigrafi sepolcrali tale fenomeno di inversione delle attribuzioni, per cui è ragionevolmente ipotizzabile che gli aggettivi in questione si riferiscano, in realtà, all'alunno e non alla dedicante. Tuttavia non ci sentiamo di escludere (pur se riteniamo questa seconda ipotesi meno probabile) che alumno possa essere un dativo di pertinenza e non di termine e che, quindi, Volusiana Corbulona possa essere stata dulcissima castissima suavissima carissima per il suo alunno-nutritore. Nulla toglie inoltre che, nelle due epigrafi in questione, il significato di alumnus, oltre che essere attivo, possa coincidere con quello di "padre", sia adottivo che reale, un po' come nella C.I.L. XIV 3474 (vedi supra, p. 3), ove coincide con quello di filius.Delle tre iscrizioni con 4 elementi attributivi (1487, 1758, 29516) quest'ultima presenta elementi onomastici usati in ambienti socialmente elevati18, mentre è ovvio che a tali ambienti appartengono le 1487 e 1758 (i dedicanti sono in entrambe viri clarissimi ed il dedicatario della 1487 è eques romanus.La presenza di alumni19 e conseguenzialmente la pratica di "raccogliere", "adottare" o "acquistare" figli altrui, molto bene documentata giuridicamente essendo stata oggetto di diverse disposizioni legislative (vedi la bibliografia in nota 19 ed in particolare i lavori di A. Russi, e M. Bachi) non trova nell'antico

18- RE, IX.A,1, Stuttgart 1961, s. v. «Volusianus», coll. 897-898; E. Forcellini, s. v. «Corbis», Lexicon totius latinitatis, Onomasticon, vol. V, Padova 1940, p. 415.

19- Riportiamo la bibliografia sugli alumni (da N. G. Brancato, Op. cit., nota 55 a p. 116). Oltre a E. de Ruggiero, s. v. «Alumnus», Dizionario Epigrafico, I, Roma 1895, pp. 437-440 ed RE, 1, Stuttgart 1893, s. v. «Alumnus», col. 1706, che però fornisce notizie insufficienti considerando un'unica categoria di alunni, quelli resi schiavi: H. S. Nielsen, in Classica et Mediaevalia, XXXVIII, 1987, pp. 141-188, con bibliografia ragionata all'inizio e bibliografia in nota; B. Rawson, The Family in Ancient Rome. New Perspectives, Londres-Sidney 1986, pp. 173-186 con bibliografia ragionata alla nota 12 di p. 198 (ma sul lavoro di Rawson vedi le forti riserve sollevate in N. G. Brancato, Nuclei familiari e variazioni gentilizie nell'antica Roma. A proposito di un'epigrafe inedita, Roma 1999, nota 54 a p. 115 e pp. 119-120); S. Dixon, The Roman Mother, Londres-Sidney 1988, pp. 146, 150, 151, 159, 160; J. Bellemore - B. Rawson, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, 83, 1990, pp. 1-19, sul quale esprimiamo fortissime riserve (vedi infra p. 198). Più di recente, ma relativamente all'epoca cristiana: B. Stawska, Prosopographica, Poznan 1993, pp. 247-258. A. Russi, in Mélanges de l'École Française de Rome, 98, 1986.2, pp. 855-872, tratta dell'uso di esporre i bambini (dei quali viene, in una disposizione legislativa di Onorio e Teodosio del 406 d. C., vietato l'affidamento ai pastori), sottolineando come questi bimbi esposti, il cui nome nella legge citata è nutriti, appartengano alla più vasta categoria degli alumni; su di un eguale stesso significato del termine "esposti" aveva trattato F. Maroi, in Raccolta di scritti in onore di G. Lumbroso, Milano 1925, pp. 388-391. Sempre utile G. N. Olcott, Thesaurus Linguae Latinae Epigraphicae, I, Roma 1904, pp. 262-263 e 265-266. Il termine greco corrispondente è threptòs: A. Cameron, in Anatolian Studies Presented to William Hepburn Buckler, Manchester 1939, pp. 27-62; T. G. Nani, in Epigraphica, V-VI, 1943-1944, pp. 45-84; più recentemente: G. Sacco, in Settima miscellanea greca e romana, Roma 1980, pp. 271-286. Notevole è il breve lavoro di M. Bachi, in Scritti raccolti per cura di suo padre, Roma 1925, pp. 145-147, che attraverso le fonti letterarie e giuridiche ricostruisce la posizione legale di questo particolare tipo di persone, identificando diversi gruppi: liberi esposti che rimangono liberi, liberi esposti che divengono schiavi, schiavi esposti che rimangono schiavi; bisognerà attendere il 529 d. C. perchè Giustiniano stabilisca che l'alunno, qualsiasi sia la sua provenienza, debba essere allevato come libero, eliminando tutte le categorizzazioni precedenti (Codice Giustinianeo, VIII, 51,3).

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mondo romano, in campo epigrafico, attestazioni proporzionalmente vicine a quelle riscontrate in Roma: assente in Fabrateria Vetus20 è presente una sola volta a Vicovaro21 mentre, ad esempio, in Dacia abbiamo solo 2 casi su 122 iscrizioni contenenti indicazioni di parentela (meno dello 0,2%). Bellemore e Rawson (citati in nota 19), il cui articolo costituisce la continuazione del precedente lavoro della sola Rawson (ibidem), hanno individuato in Italia (Roma esclusa) una presenza dello 0,50%; il dato non è da noi ritenuto di per sé valido, per le stesse ragioni per le quali non abbiamo condiviso i dati del lavoro su Roma, secondo i quali la percentuale nell'Urbe sarebbe di poco superiore all'1%22; ma il rapporto tra Roma e l'Italia è comunque indicativo: i casi di alumni in Italia occupano una percentuale dimezzata rispetto ai casi di Roma.

NICOLÒ GIUSEPPE BRANCATO

20- N. G. Brancato, Il «caso Ceccano», Roma 1994.

21- Supra, p. 188; il documento di Varia, come ivi evidenziato, presenta la caratteristica della identità tra il concetto di alumnus e quello di filius.

22- N. G. Brancato, Nuclei familiari e variazioni gentilizie nell'antica Roma. A proposito di una epigrafe inedita, Roma 1999, pp. 120-123.